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PROGETTO "Adotta un SIC"
Premessa
Il sito IT1331615 Monte Gazzo ricade in provincia di Genova, nel comune di Genova; ha una superficie di circa 456 ha ed è compreso fra 150 e 552 m s.l.m.
Il paesaggio è caratterizzato da un cono montuoso calcareo affiancato da aree ofiolitiche così da costituire un'isola "geologica". Strutture tettoniche ben evidenti come il M. Contessa e la costa di S. Alberto ad Ovest e la Val Chiaravagna (ad Est) oltre a cave dismesse ed attive delimitano il sito, che a Nord si avvicina alle frazioni di Cassinelle, Case Timone e San Pietro ai Prati. Di rilevante interesse naturalistico per la presenza di diverse specie vegetali rare è la valle del Rio Molinassi che scorre infossato sul lato occidentale. In passato era presente anche una piccola zona umida di elevato valore, chiamata suggestivamente “Pian delle Streghe”. L'attività estrattiva (ora parzialmente cessata) ha ridotto notevolmente l'area e il suo valore, ma persistono buone potenzialità di ripristino. Il monte Gazzo rappresenta peraltro un elemento visivo, storico e religioso con forte valenza simbolica per la popolazione di Sestri Ponente.
Il sito è in parte vincolato con legge L. 1497 del 1939. Il Piano regolatore prevede una parziale destinazione a Parco Urbano.
Tra gli habitat di maggiore importanza si possono segnalare le formazioni pioniere serpentinicole a euforbia spinosa ligure, gli aspetti legati ai substrati calcarei nudi (pareti e ghiaioni di origine artificiale), i prati arbustati con significative popolazioni di orchidee (d’interesse prioritario). La parte sommitale del Monte Gazzo ospita un lembo di lecceta che svolge un importante ruolo di rifugio per l’avifauna, mentre nella parte settentrionale si estendono boschi di castagno, per lo più cedui, ma ancora con qualche albero annoso, relitto di colture abbandonate. Di notevole importanza sono i prati a sfalcio e i corsi d’acqua con vegetazione riparia, purtroppo estremamente ridotta ed alterata.
La flora evidenzia specie rare o endemiche come lo zafferanino ligure (Romulea ligustica), la peverina di Voltri (Cerastium utriense), e il Fior gallinaccio acutissimo (Tuberaria acuminata) alcune delle quali proposte per l’inclusione nell’allegato II della direttiva 43/92. Numerose sono le orchidee protette da convenzioni internazionali e da legge regionale. Il Monte Gazzo, inoltre rappresenta il locus classicus dove furono descritte per la prima volta alcune specie, come Festuca inops, Holcus setiger e Tuberaria acuminata dagli illustri botanici Giuseppe De Notaris e Domenico Viviani. Per la fauna, interessanti sono le presenze di specie troglobie endemiche legate alle cavità carsiche, un tempo assai più sviluppate. Sono segnalate circa 40 specie di uccelli protetti da normative internazionali e la falena Euplagia quadripunctaria, d’interesse comunitario prioritario.
Il sito è vulnerabile nei confronti del pascolo e degli incendi, per il cui controllo è auspicabile l’adozione di provvedimenti preventivi. Attualmente l'attività estrattiva appare molto rallentata, ma non cessate definitivamente. La pianificazione evidenzia contraddizioni fra prospettive di fruizione ricreativa e obiettivi di conservazione, perseguibili attraverso la piena realizzazione del Parco urbano, da un lato e le ipotesi di ripresa dell’attività estrattiva nei fronti di cava occidentale e meridionale e l’insediamento di alcune attività produttive dall’altro. La qualità ambientale del sito è inoltre legata alla sistemazione definitiva della grande discarica di rifiuti urbani di Scarpino e della sottostante Valle del Chiaravagna. I piazzali delle aree di cava dismesse potrebbero essere destinati ad insediamenti di basso impatto ambientale mentre le pareti potrebbero in parte essere utilizzate come palestre per rocciatori ed in parte essere lasciate alla colonizzazione spontanea da parte della vegetazione. Ad eccezione della messa in sicurezza, non è ravvisabile la necessità di intervenire con inerbimenti o interventi di “ingegneria naturalistica”. Particolare attenzione dovrebbe essere invece rivolta al miglioramento dei boschi esistenti di leccio e di castagno e alle cinture riparie. Interventi di sfalcio e riduzione della vegetazione legnosa dovrebbero essere programmati e realizzati in piccole zone della valle del Rio Molinassi per salvaguardare popolazioni di specie erbacee in via di rarefazione, come Romulea ligustica. L’area a Nord denominata “Pian di Croce” ed utilizzata fino a pochi anni or sono come pista da motocross, in fase di riqualificazione anche grazie alla attività di volontari, meriterebbe un completo restauro ambientale finalizzato alla ricreazione di un prato e di eventuali piccole pozze per anfibi e piante idro-igrofile, e per la reintroduzione della specie carnivora Drosera rotundifolia. Il quadro delle iniziative potrebbe essere completato da interventi sui percorsi escursionistici, sempre molto frequentati, finalizzati ad aumentare la consapevolezza locale dei valori naturali del sito e da iniziative editoriali e multimediali di carattere didattico e divulgativo con un maggiore coinvolgimento delle istituzioni scolastiche e della cittadinanza.Obiettivi
Gli obiettivi complessivi, pienamente rispondenti alle linee guida della direttiva 92/43, sono:
• promuovere la conoscenza delle politiche comunitarie sulla biodiversità• promuovere la conoscenza del pSIC adottato sia nell’ambito scolastico sia in un’ambito allargato alla popolazione della circoscrizione• promuovere il valore della biodiversità del pSIC adottato e dell’importanza del presidio territoriale, attuato anche con il permanere di attività tradizionali, nonché della fruizione compatibile• ampliare la conoscenza del pSIC adottato partecipando ad attività di monitoraggio e il controllo di habitat e specie emergentiHome