L'acqua: un bene universale

Conflitti e tensioni relativi all'acqua

Problemi geopolitici e climatici dovuti all'acqua

Disponibilità e distribuzione delle risorse idriche

Gestione delle risorse idriche: proposte alternative

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Bolivia: piccoli paesi, grandi conflitti.

 

A Cochabamba, 2500 metri d’altezza sulle Ande boliviane, l’acqua è un bene scarso e prezioso. Solo il 55 per cento degli abitanti ha accesso per qualche ora al giorno alla vecchia rete municipale. Il 20 per cento la attinge da pozzi e raccolte d’acqua piovana. Il restante quarto, la gente che vive nelle zone più povere, fa ricorso alla distribuzione con le autobotti. È impossibile irrigare le terre circostanti. La necessità di migliorare l’approvvigionamento idrico diventa impellente. La Banca mondiale si rifiuta di prestare garanzia per un prestito di 25 milioni di dollari, se non a condizione che il governo venda il sistema pubblico delle acque ai privati.

Ad aggiudicarsi l’appalto è l’impresa Aguas del Tunari, società fantoccio di una multinazionale estera che fa capo al gigante americano Bechtel Corporation. Un colosso che nel 2001 ha presentato un saldo attivo pari al doppio del prodotto interno lordo della Bolivia.

La concessione dà a Aguas del Tunari il monopolio assoluto della gestione e della distribuzione di ogni risorsa idrica per 40 anni. Tutte le sorgenti vengono sottoposte a permessi di utilizzo e ai contadini è vietato addirittura raccogliere l’acqua piovana nei pozzi. Segue un aumento del prezzo dell’acqua del 300 per cento. In una città in cui il salario minimo mensile non raggiunge i 100 dollari, le bollette che i cittadini vedono recapitarsi ammontano mediamente a 20 dollari al mese, circa un quarto del reddito di una famiglia.

Manifestanti a Cochabamba

I sindacati operai locali e le organizzazioni di agricoltori insorgono. Danno vita alla Coordinadora de Defensa del Agua y de la Vida, che mobilita gli abitanti e organizza l’opposizione. Nel giro di un mese milioni di boliviani marciano su Cochabamba, proclamano lo sciopero generale e bloccano tutte le strade che consentono lo scambio di merci all’interno del Paese. La reazione del governo è dura: alcuni manifestanti vengono uccisi, molti attivisti arrestati, i mezzi di comunicazione sottoposti a censura. Il Presidente della Repubblica, l’ex colonnello Hugo Panzer Suarez, decreta lo stato d’assedio, che durerà 90 giorni. Un ragazzo di 17 anni viene colpito alla testa da un proiettile di un ufficiale dell’esercito: la scena è ripresa dalle telecamere di una televisione boliviana. Diventerà il simbolo di un popolo costretto a lottare per un diritto innegabile. L’ondata di rabbia cresce e il 10 aprile il governo è costretto a cedere: revoca la legislazione sulla privatizzazione delle acque e rescinde unilateralmente il contratto con la Bechtel, affidando la distribuzione idrica alla Coordinadora.I campesinos hanno vinto la battaglia con la multinazionale.

A El Alto (800 mila abitanti), dove la povertà è dilagante, negli ultimi mesi si sono moltiplicate le preoccupazioni per il servizio di fornitura dell'acqua. La gente è insoddisfatta per la mancanza di servizio in alcune zone periferiche, e per i costi elevati. Un nuovo allacciamento alla rete idrica può costare fino a 445 dollari americani; secondo i dati delle nazioni unite, il 34 per cento degli 8,6 milioni di boliviani vivono con meno di 2 dollari al giorno, e il salario minimo è di circa 66 dollari al mese.